È il momento di ritornare a pensare al territorio, migliorare l’interazione tra uomo e natura, restituire e accrescere la bellezza dei nostri paesaggi

“Il sogno di Solomeo” è il titolo del libro di Brunello Cucinelli che porta con sé l’idea di ridare vita ai piccoli centri e vitalità alle periferie. Il borgo medioevale di Solomeo, dove ha sede l’azienda di alta moda di Brunello Cucinelli, ne rappresenta un esempio in continua e accorta evoluzione, con il giusto equilibrio tra profitto, armonia con la natura e la custodia dei luoghi

A Salomeo, borgo medioevale che si trova nel territorio del comune di Corciano, in provincia di Perugia, ha sede l’azienda di alta moda Brunello Cucinelli, nota nel mondo per la lavorazione del cachemire, e di cui Lei è amministratore delegato. Insieme a Brunello Cucinelli, però non vi siete occupati soltanto della vostra attività imprenditoriale ma vi siete presi cura del borgo con un grande progetto di restauro e di animazione socio-culturale. È questa la sua idea di responsabilità sociale dell’impresa?

Riccardo Stefanelli, Amministratore delegato Brunello Cucinelli

Solomeo da sempre rappresenta il cuore dell’azienda, sin dalla sua fondazione. Il restauro e l’insediamento all’interno di questo affascinante borgo trecentesco sono stati un’intuizione del fondatore Brunello Cucinelli, che da subito ha sposato il principio di Capitalismo Umanistico e Umana Sostenibilità, che si esprime in azioni ben chiare: dare dignità al lavoro dell’uomo, sia nella sua dimensione economica che in quella spirituale, trovare il giusto l’equilibrio tra profitto e dono e tra lavoro e vita privata, coltivare l’armonia con la natura che ci circonda attraverso la bellezza e la custodia dei luoghi. Ispirati da questa idea, noi tutti ci siamo sentiti responsabili di questa visione ed abbiamo provato ad arricchire il borgo e la periferia circostante affinché diventasse l’esempio tangibile di una comunità viva. Solomeo oggi non è solo la sede dell’azienda ma è per tutti noi il Borgo del Cashmere e dell’Armonia, dove si esprime appieno il desiderio di una azienda che opera immaginando di non dover arrecare danno a niente e nessuno. A Solomeo abbiamo provato a creare spazi dedicati alla socialità, alla cultura e alla valorizzazione del prezioso territorio umbro, curandone massimamente la bellezza e provando ad esserne custodi.

La Fondazione Brunello e Federica Cucinelli ha costruito e dato vita a Solomeo al “Foro delle Arti” con un teatro, un anfiteatro, un ninfeo, un ginnasio. Ce ne vuol parlare?

Non solo possibile, crediamo che questo dei piccoli borghi e delle periferie sia uno dei nuovi grandi temi dell’umanità. Dopo l’importante, necessaria, attenzione che abbiamo rivolto alle città e ai centri storici, è necessario portare la medesima sensibilità nelle periferie, perché la cura della bellezza sviluppi anche qui radici profonde, in funzione delle generazioni a venire. Abbiamo ereditato delle periferie dove il veloce sviluppo economico degli anni passati non aveva permesso una gestione armoniosa; ora è il momento di ritornare a pensare al territorio, migliorare l’interazione tra uomo e natura, restituire e accrescere la bellezza dei nostri paesaggi. Solomeo rappresenta un esempio in continua e accorta evoluzione: dopo il restauro del borgo, siamo passati a curare la valle sottostante, recuperando e abbellendo edifici dismessi per evitare di costruirne di nuovi, poi costruendo un parco per lo sport e i giovani. Quindi con gli anni abbiamo costruito una vigna, una cantina, un frantoio e un monumento che sancisce il legame fondamentale tra la dignità dell’uomo e quella del creato.

“Il sogno di Solomeo” è il titolo del libro di Brunello Cucinelli che porta con sé l’idea di ridare vita ai piccoli centri e vitalità alle periferie. Chimera, auspicio, visione possibile?

Questi luoghi rappresentano il naturale completamento di un ciclo umano, armonioso, equilibrato: questi sono “luoghi dell’anima”, dove lo spirito trova il tempo e i mezzi per ristorarsi, per crescere, per nutrirsi di bellezza e convivialità. In questo modo si mantiene un efficace equilibrio con la vita produttiva, anch’essa ovviamente necessaria, ma che deve essere orientata a generare un profitto giusto, sano, correttamente suddiviso tra benessere del lavoratore, sviluppo dell’azienda e custodia del paesaggio e della natura. Questa è la filosofia e la prassi di Solomeo, in linea con l’alternanza dei ritmi vitali che già i Romani ripartivano tra Otium, vita contemplativa dedicata alla cura personale, alla bellezza e alla socialità, e Negotium, che rappresenta il contrario: il lavoro privato o per la Res Publica.

In un borgo ci sono relazioni umane più autentiche e meno frettolose una qualità di vita migliore dal punto di vista ambientale: ma lei ritiene che i borghi oggi siano realtà in grado di attrarre i giovani dal punto di vista della sostenibilità economica?

Sì, crediamo che oggi i borghi abbiano un’attrattiva diversa rispetto a 50-70 anni fa, lo vediamo tutti i giorni e non solo a Solomeo. Oggi la qualità della vita è un tema centrale, capace di portare un giusto bilanciamento accanto ad argomenti impor-tanti quali la carriera professionale, la famiglia, la socialità. Ovviamente, con internet e i mezzi odierni è divenuto più facile rimanere in contatto, muoversi e quindi scegliere dove vivere con meno limiti. Quindi riteniamo che stiamo assistendo a una rinascita dei borghi e più in generale delle periferie in una prospettiva contemporanea, giovane e fresca, capace di far rinascere lo spirito dei luoghi attraverso l’amore delle nuove generazioni.

A Solomeo nel 2013 è nata la Scuola di arti e mestieri, ce ne vuole parlare?

La Scuola di Artigianato Contemporaneo per le Arti e i Mestieri di Solomeo è un progetto al quale teniamo in maniera speciale poiché ha lo scopo di ridare dignità e valore ai mestieri manuali, che per lungo tempo sono stati il fiore all’occhiello della tradizione manifatturiera italiana e che negli ultimi tempi avevano perso fascino agli occhi dei giovani e di coltivare l’amore per le Arti che sono il cuore della nostra cultura. Per i mestieri, stiamo assistendo alla rinascita dell’attenzione e della passione per i valori della tradizione, per le creazioni di alta qualità fatte a mano, per le cose uniche nate dalla combinazione di spirito e abilità ma che oggi hanno bisogno di essere interpretate in maniera contemporanea. Nel 2013 abbiamo accompagnato questa rinascita aprendo dei corsi rivolti a tutti giovani che volessero apprendere un mestiere manuale di grande importanza: ispirandoci alle botteghe dei mestieri rinascimentali, abbiamo affiancato ai giovani dei maestri di lunga esperienza e abbia- mo garantito loro un rimborso per difenderne la dignità.

Qui verrà realizzata la nuova Biblioteca universale destinata ad accogliere, nel tempo tra i 400.000 e i 500.000 volumi, un progetto fortemente voluto dalla Fondazione Brunello e Federica Cucinelli. Avete detto che “fondare biblioteche è come costruire granai pubblici”, ci vuole spiegare il suo punto di vista?

Adriano Imperatore disse “i libri mi hanno indicato la via della vita e, da grande, la vita mi ha fatto comprendere il contenuto dei libri. Chi costruirà biblioteche avrà creato dei granai pubblici universali”. È proprio ispirandosi a queste parole che nasce questo progetto a 1000 anni nel cuore di Solomeo.
Il nutrimento dell’anima è tanto essenziale quanto la dignità economica. Pensiamo che l’umanità non possa concentrarsi su uno ed escludere l’altro, e allo stesso modo non possiamo pensare al futuro e allo sviluppo senza l’apporto fondamentale della cultura, dell’eredità dei grandi pensatori del passato, che hanno saputo indicare all’uomo le vie per crescere, per conoscersi, per creare nuovi orizzonti. La lettura e il sapere sono delle strade insostituibili nel grande cammino del progresso. Il progetto prevede che la Biblioteca venga suddivisa in 5 grandi sezioni: filosofia, architettura, letteratura, poesia, artigianato e che possa ospitare fino a 500 mila libri. Un progetto finanziato dalla Fondazione Brunello e Federica Cucinelli per le nuove generazioni che potranno custodirne i luoghi ed i principi ispiratori.

Per un grande imprenditore, cosa significa lavorare per la dignità dell’uomo?

La dignità dell’uomo è il valore più importante, il vero fine di tutto il lavoro quotidiano, a qualsiasi livello, tanto più importante quanto sono alte le responsabilità di un imprenditore. Se lavoriamo per nutrire la dignità dell’umanità allora stiamo lavorando per far crescere e per valorizzare l’azienda, il singolo dipendente, le relazioni con tutti i collaboratori, il benessere della società e dell’ambiente che ci circonda. E, di conseguenza, ritengo che l’azienda sarà ripagata con una ricchezza insostituibile, quella della creatività, della passione, della fiducia, della costanza.