Il Risparmio Idrico in ambito domestico, tecnologia al servizio dell’utenza. Il consumo e la depurazione

Il comparto acqua è uno dei settori più complessi e articolati da comprendere e descrivere. In questo articolo cercheremo di mettere a fuoco alcune criticità nei diversi ambiti, suggerendo qualche soluzione già disponibile

Un ambito particolarmente sensibile e delicato per quel che concerne il tema del risparmio idrico, è quello domestico e residenziale in genere. L’acqua è un bene prezioso che dobbiamo salvaguardare, poiché erroneamente in passato, a livello residenziale privato, lo abbiamo considerato illimitato, non ponendoci con atteggiamento rispettoso, ed in definitiva etico, di fronte al suo utilizzo razionale.

Si stima che l’utilizzo ed il consumo personale di acqua in ambito domestico sia mediamente di 428 litri a persona, pari a 156 metri cubi pro capite annui. Si tratta di numeri importanti, che vedono l’Italia come il paese con il prelievo maggiore d’Europa seguita da Irlanda (135 mc annui) e Grecia (131 mc annui), che assumono ancor più significato se li confrontiamo con il consumo di di altri paesi più virtuosi, come ad esempio Malta che consuma 31 mc annui per abitante. All’interno di questo numero, che può sembrare vuoto di significato, possiamo individuare dei sotto numeri che ci danno un’idea pratica di quanta acqua utilizziamo per semplici operazioni quotidiane:

  • 40 litri per una doccia;
  • 40 litri per il lavaggio dei piatt;
  • 20 litri per il lavaggio dei lavaggio denti;
  • 16 litri per lo scarico del wc;
  • 5 litri per lavare mani/viso;
  • 5 litri dovuti alle perdite dell’impianto.

Sono quantità che ci dovrebbero far riflettere, poiché in Italia sono risultate costantemente in aumento negli ultimi diciassette anni e possono essere razionalizzate in quanto sono principalmente figlie di un utilizzo non efficace della risorsa idrica disponibile. Occorre infatti la profonda mutazione di un atteggiamento miope che in definitiva influisce sui valori dell’ambiente in cui viviamo e finisce oltretutto per svuotarci le tasche nelle bollette.
Si tratta di un colossale errore di valutazione che stiamo già pagando caro, alla luce dei mutamenti climatici (indotti o meno che siano dall’uomo) ed alla luce dell’inquinamento dei corsi e degli specchi d’acqua ad opera dell’uomo moderno e contemporaneo.

L’acqua che consumiamo, infatti, spesso anche di alta qualità, deve essere rinnovata all’interno della rete sotterranea attraverso il processo di economia circolare che si concretizza nella depurazione. Gli impianti di depurazione delle acque reflue urbane sono infrastrutture indispensabili nell’ottica che stiamo affrontando, poiché consentono una riduzione dell’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee ed in definitiva consentono di preservare le nostre fonti di approvvigionamento primarie: le falde e i corsi e gli specchi d’acqua. Per mantenere anche un corretto bilancio idrico, molte città, per affiancare la coscienza collettiva, basata sulla mera etica individuale, hanno deciso di dare un giro di vite nell’ambito del risparmio e del recupero idrico. Molti regolamenti edilizi e molte norme tecniche di piano regolatore stanno definendo i limiti alla impermeabilità del terreno, proponendo o giustamente imponendo, sistemi di pavimentazione drenante, riducendo il verde “in vasca” in favore del verde “profondo” nell’esecuzione di opere di nuova edificazione. Al fianco di questi provvedimenti per così dire passivi, ve ne sono molti “attivi” con la promozione e l’incentivazione di sistemi ed impianti di risparmio e recupero idrico all’interno dell’edilizia residenziale. Si tratta di tecniche e tecnologie che possano aiutarci a gestire più razionalmente l’uso di acqua all’interno delle nostre abitazioni.
Per introdurre il concetto di risparmio idrico non avrebbe significato se venisse inteso senza considerare i due aspetti che lo identificano in modo particolare:

  • le scelte gestionali consapevoli (ovvero come utilizzare correttamente erogatori, elettrodomestici, e impianti di vario genere);
  • le scelte strategiche (il corretto dimensionamento degli impianti, selezioni di componenti adeguate e manutenzione continua);

Queste aspetti implicano per esempio in ambito di edilizia residenziale, l’installazione di alcuni dispositivi (riduttori di flusso/frangigetto) e di cassette wc a doppio tasto e a basso consumo, a cui può affiancarsi l’adozione di elettrodomestici a basso consumo (lavatrici/lavastoviglie). Per l’irrigazione dei giardini e delle aree verdi, sarà preferibile la scelta delle ore notturne per l’innaffiamento, l’utilizzo di nebulizzatori in luogo o, meglio, di impianti goccia a goccia interrati, e come prerequisito, per così dire, la selezione di specie vegetali autoctone, i cui bisogni idrici siano consoni alle caratteristiche di piovosità locali, in modo da ridurre sensibilmente la richiesta di acqua per il loro sostentamento.
È senz’altro auspicabile, nell’ambito di un corretto dimensionamento impiantistico, l’installazione di un riduttore di pressione in entrata, che agendo da regolatore di portata, limita i consumi e, in caso di malfunzionamenti, le perdite dell’impianto. Questo ultimo aspetto introduce il concetto di corretta e periodica manutenzione, che, evitando disfunzioni dell’impianto (e quindi perdite) evita altresì inutili sprechi di risorsa idrica, i quali possono avvenire anche nel sistema di adduzione dell’acqua dal contatore dell’erogatore al consumatore, spesso soggetto alla presenza di perdite non tenute in debita considerazione.

Come ridurre il consumo di risorse idriche in ambito domestico

Nell’ambito domestico sono stati introdotti negli ultimi anni sistemi indirizzati verso il risparmio idrico quotidiano. Si tratta di tecnologie che ci aiutano a risparmiare acqua nelle piccole operazioni quotidiane: lavarci, bere, lavare abiti e ambienti, ecc.
Si tratta di apparecchiature, sistemi o buone pratiche che possono essere uti- lizzati ed applicati nei nostri ambienti domestici.
Vediamo quali sono quelli più comuni:

  • cassette WC a doppio flusso. Si tratta di placche con dispositivi a doppio pulsante, che permettono di ridurre il flusso dell’acqua di scarico a una portata di 3 litri, quando richiesto, lasciando la disponibilità della portata da 9 litri, obbligatoria nelle cassette tradizionali;
  • riduttori di flusso e soffioni a basso consumo. I riduttori di flusso per rubinetti sono molto più efficaci dei frangigetto. Si tratta di sistemi che garantiscono la medesima pressione riducendo il flusso di acqua (in alcuni casi del 50%), miscelandola con aria. Il costo dell’intervento di installazione si recupera in pochi mesi. E’ un sistema che può essere utilizzato anche nei soffioni della doccia a basso consumo. L’ultima Legge di Bilancio prevede incentivi fiscali del 65% per il loro acquisto e la loro installazione;
  • sistemi di temporizzazione del flusso. L’installazione di rubinetti temporizzati può essere molto utile. Sebbene si tratti di sistemi concepiti soprattutto per edifici a funzione diver- sa da quella residenziale, potrebbe non essere sbagliato ipotizzarne l’uso anche in ambito residenziale. Si tratta in ogni caso del sistema più banale ma molto efficace per ridurre lo spreco d’acqua, che spesso dipende da un uso irrazio- nale dell’apertura dei rubinetti;
  • monitoraggio e controllo. Si tratta di sistemi che permettono di conoscere dove e quanto consumiamo e contemporaneamente ci permettono di rilevare ed analizzare delle anomalie. È molto utile per tenere sotto controllo gli impianti condominiali grazie a sistemi wireless, che rendono ogni utente capace di visualizzare i propri consumi ed eventualmente porre rimedio a sprechi;
  • interventi di manutenzione. La corretta manutenzione fa sì che gli impianti siano in piena efficienza e non si verifichino perdite e malfunzionamenti. Gli interventi di manutenzione devono essere programmati con regolarità;
  • elettrodomestici a basso consumo. Sul mercato si trovano apparecchi ad elevata efficienza energetica, come lavatrici e lavastoviglie, che risparmiano sia kWh di energia che litri di acqua. In particolare, le lavatrici più moderne ed avanzate sono dotate di sensori che regolano l’utilizzo dell’acqua a seconda del tipo e del grado di sporco. Si usano fasci luminosi che misurano le particelle per minuto in modo da regolare la quantità di acqua necessaria per il lavaggio, con risparmi fino a 4 litri per ogni ciclo di lavaggio. Vengono inoltre utilizzati i sensori di carico. Il peso del carico è misurato da un sensore di velocità a rotazione che rileva il livello dell’acqua. Il sensore di carico permette di ottimizzare l’uso dell’acqua persino per mezzi carichi o carichi parziali, contribuendo così a risparmiare acqua ed elettricità, aumentando o diminuendo il flusso di acqua per il lavaggio e rapportandolo automaticamente al peso del materiale da lavare.

Esistono poi dei sistemi impiantistici più sofisticati che si trovano a monte dei terminali con cui interagiamo quotidianamente, che oltre ad avere una valenza importante, persino economica sul nostro bilancio domestico, rappresentano anche una presa di posizione “etica”, per così dire, verso la tutela della risorsa idrica, intesa come bene da salvaguardare, oltre che da risparmiare. Si tratta di una nuova prospettiva rispetto all’utilizzo che facciamo di acqua potabile spesso di alta qualità. È acqua che possiamo bere e con la quale sarebbe possibile cucinare, quindi importante da preservare, ma che usiamo, sbagliando e sprecandola, per esempio per scaricare il wc, per irrigare, per lavare l’automobile, ecc.
Questi sistemi possono aiutarci a riutilizzare acque provenienti dagli scarichi, o provenienti dalle precipitazioni atmosferiche.

Impianti di recupero delle acque grigie

Si tratta di sistemi che ci consentano di non utilizzare acqua potabile anche per quelle attività che non richiedono l’uso di acqua di elevata qualità, attraverso il recupero ed il riutilizzo delle acque grigie. È necessario installare un’apposita rete di raccolta dell’acqua proveniente da lavandini e docce. Queste acque verranno trattate in più fasi da un’unità di filtraggio, che provvede a separare i residui biologici ed organici ed a convogliarli alle fognature. Successivamente l’acqua viene debatterizzata e poi reimmessa in circolo attraverso una rete specificamente dedicata. Resta inteso che per poter installare questo tipo di impianti, è necessario prevedere sistemi di scarico che separino le acque grigie da quelle nere e dimensionare correttamente i vari componenti del sistema.

Impianti di recupero e riuso dell’acqua piovana L’acqua piovana rappresenta una risorsa che ci può aiutare a ridurre il consumo di acqua potabile, per utilizzi come l’irrigazione, l’innaffiamento, lo scarico dei wc o il lavaggio dell’auto. È possibile raccogliere l’acqua attraverso superfici captanti (come può essere la copertura di un edificio) e, dopo un trattamento di filtraggio, accumularla in un serbatoio che può essere da 1000 litri fino a 10.000 litri. Nel caso che la superficie captante corrisponda a quella di una superficie esterna, sarà necessaria l’eliminazione della “prima pioggia”, che andrà confluita nella rete fognaria. Questa operazione non sarà necessaria per la captazione dalle superfici di copertura degli edifici, nelle quali è sufficiente un primo filtraggio grossolano del materiale organico trasportato (foglie, rami, escrementi di animali, insetti…) attraverso maglie/ griglie, collocate in corrispondenza delle grondaie e degli imbocchi nei pluviali.
Possono essere utilizzati anche dispositivi posti all’interno dei pluviali stessi o interrati (deviatori automatici o manuali). A monte e/o a valle dell’accumulo in serbatoi, sarànecessaria un’ulteriore filtrazione meccanica per eliminare le parti fini. Il sistema di accumulo (serbatoi in legno, acciaio, conglomerato cementizio armato, materie plastiche), potrà avere un sistema di riempimento integrativo e un troppo pieno, e può essere sia esterno (interrato o fuori terra) che interno all’edificio. La sua posizione influisce direttamente sul sistema di distribuzione e sull’utilizzo eventuale di pompe. Completerà il sistema l’installazione di una centralina di controllo che gestisca la sequenza dei riempimenti/svuotamenti. Per questo Sistema è necessaria una rete duale di distribuzione dell’acqua, la cui presenza è indicata con segnaletica obbligatoria che ne evidenzi la non potabilità.