Educazione alimentare, il rispetto per l’ambiente si insegna (anche) a tavola

Secondo gli ultimi studi, circa un terzo dell’inquinamento globale deriva dall’industria alimentare: se pensiamo che ci alimentiamo quotidianamente, quattro o cinque volte al giorno, ci rendiamo conto che ciò che mettiamo sulle nostre tavole ha un impatto enorme in termini di inquinamento e spreco delle risorse, spesso, a discapito dell’ambiente

Cambiare alimentazione, ridurre il consumo di carne e derivati animali, mangiare
meno spesso cibi ultra-processati (insaccati, snack, cibi precotti, dall’impatto ambientale enorme), può contribuire in maniera sensibile a ridurre il nostro impatto ambientale; se lo facessimo tutti, i vantaggi per l’ambiente sarebbero enormi.
Ma siamo davvero liberi di scegliere cosa mangiare, in quanto consumatori? Forse la risposta non è scontata come si crede: oltre ai ben noti effetti della pubblicità, infatti, esistono specifici meccanismi che il marketing utilizza a nostra insaputa per portarci ad acquistare certi prodotti in luogo di altri. È il fenomeno del nudging, che potremmo tradurre in italiano con “spintarella”. Si tratta, in sostanza, di agire sul contesto in cui la decisione viene presaper influenzarla in modo prevedibile – senza però penalizzare risposte o comportamenti alternativi. Vi siete mai chiesti, ad esempio, perché in ogni supermercato il percorso verso le casse è accompagnato da numerosi stand che espongono patatine, cioccolata e altri snack golosi ma poco sani? Si tratta di un’operazione di marketing che ci spinge ad acquistare prodotti processati perché posizionati strategicamente ad un passo dall’uscita: mentre siamo in fila per pagare la nostra spesa o imbustiamo ciò che abbiamo comprato, snack e dolciumi sono lì a tentarci e appoggiarne qualcuno sulla cassa sembra un’azione inevitabile. Ma ciò che accade nel cervello degli adulti accade anche in quello dei bambini: crescere in un ambiente intriso di abitudini alimentari scorrette, dove si presta poca attenzione all’impatto ambientale di ciò che si mette a tavola, ha effetti negativi sui giovanissimi e ne influenzerà anche la vita adulta. Ecco perché i genitori hanno una grande responsabilità educativa in tutti gli ambiti ma soprattutto in quello alimentare. Molti genitori pongono obiezioni all’adozione di una dieta vegana per i loro figli. Innanzitutto, vi è l’errata convinzione che l’alimentazione vegetale sia squilibrata dal punto di vista nutrizionale, poiché vengono a mancare carne, pesce e latticini. In realtà, la letteratura scientifica è concorde nel sostenere che un’alimentazione plant based sia non solo completa ed equilibrata, ma rappresenti anche la chiave del nostro benessere fisico, poiché diminuisce il rischio di insorgenza di malattie croniche (diabete, ipertensione, obesità) e di morte precoce.
C’è da evidenziare, inoltre, che troppo spesso i piccoli consumatori non sanno bene cosa stanno mangiando, e questo pregiudica il loro potere decisionale. Un recente studio ha dimostrato che i bambini sono spesso consumatori inconsapevoli di prodotti animali, poiché non riescono a collegare una cotoletta ad un pollo e non sanno che dietro un hamburger c’è della sofferenza animale: i piccoli partecipanti allo studio hanno sostenuto che la pancetta deriverebbe da una pianta, e hanno classificato polli, mucche e maiali come animali e non come cibo. Secondo i ricercatori, se i bambini fossero informati in modo corretto su ciò che stanno mangiando e se la connessione fra carne e animale fosse ben chiara, probabilmente molti di loro sceglierebbero volontariamente di non creare sofferenza negli animali, rinunciando alla carne.
Ogni volta che andiamo a fare la spesa, quindi, agiamo con consapevolezza: chiediamoci la provenienza di quel cibo, quali siano state le risorse necessarie a produrlo quanti chilometri siano stati necessari per trasportarlo fino al supermercato sotto casa. Chiediamoci inoltre se non esista un’alternativa più eticamente sostenibile e più sana e, soprattutto, insegniamo ai nostri figli i valori di un’alimentazione praticata nel pieno rispetto della natura e degli animali. Solo in questo modo, facendo ciascuno la propria parte, potremo davvero dirottare l’industria alimentare verso un futuro più green.