L’impiego delle biomasse di scarto, dal comparto agroforestale, per produzione di bioenergia secondo il principio dell’economia circolare

Le biomasse solide, fonte energetica rinnovabile, sono un servizio fondamentale, soprattutto negli anni più recenti, che un tempo era esclusivo appannaggio degli impianti termoelettrici tradizionali a fonti fossili e che oggi potrebbe essere ottenuto con un impatto ambientale estremamente ridotto, perché il combustibile costituito dalle biomasse solide, a differenza del gas naturale e derivati del petrolio, è di origine biodegradabile e di natura rinnovabile

L’Associazione EBS comprende i principali produttori di energia da biomasse solide con impianti di media taglia distribuiti nell’intera Penisola, nonché la quasi totalità degli allestimenti superiori a 5 MW. Questo tipo di energia è programmabile?

dr. Antonio Di Cosimo, Presidente Associazione Energia da biomasse solide (EBS)

La programmabilità è uno dei plus più importanti e vantaggiosi con cui l’energia da biomasse solide può contribuire oggi non solo alla stabilità della rete elettrica nazionale, ma anche all’indipendenza energetica del nostro Paese e alla transizione ecologica. Le biomasse solide sono l’unica fonte energetica rinnovabile in grado di garantire una regolarità e continuità di esercizio per oltre 8 mila ore l’anno. Un servizio fondamentale, soprattutto negli anni più recenti, che un tempo era esclusivo appannaggio degli impianti termoelettrici tradizionali a fonti fossili e che oggi potrebbe essere ottenuto con un impatto ambientale estremamente ridotto, perché il combustibile costituito dalle biomasse solide, a differenza del gas naturale e derivati del petrolio, è di origine biodegradabile e di natura rinnovabile. Le biomasse solide sono intese infatti come la parte ricavata dalla manutenzione dei boschi e delle attività agricole e agroindustriali che non può essere più utilizzata in altro modo: residui della gestione del bosco, sottoprodotti lignocellulosici come la paglia, residui delle attività di lavorazione dei prodotti agroalimentari e forestali, e così via.

In che termini le biomasse solide offrono oggi e potrebbero offrire in futuro, un contributo alla stabilità della rete elettrica del Paese?

Negli ultimi quindici anni lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia ha portato grandi benefici, ma anche problematiche molto serie nella gestione delle reti di distribuzione e nella regolazione dei mercati. Tra queste problematiche vi sono la non programmabilità e l’intermittenza di certe fonti “gratuite”, come sole e vento, il cui rapido sviluppo ha fatto insorgere costi imprevisti e costretto il regolatore a intervenire con riforme e correttivi che hanno reso più complessa la vita degli operatori e molto più oneroso l’impiego delle rinnovabili stesse. Le biomasse solide, invece, hanno una caratteristica più unica che rara: secondo il principio dell’economia circolare, riutilizzano come combustibile gli scarti e i residui dalla manutenzione del patrimonio agroforestale e ciò permette di programmare la produzione e l’immissione di energia elettrica in rete, garantendo continuità di erogazione e contribuendo alla stabilità delle reti. Si tratta di una soluzione strategica che nella fase di transizione permetterebbe di ridurre sempre più la nostra dipendenza dal gas con un miglior equilibrio del mix energetico, visto che oggi l’Italia ricorre al gas per circa metà dell’energia elettrica prodotta.

Quali sono le principali difficoltà del settore?

L’Associazione EBS nasce sei anni fa, con largo anticipo rispetto alla scadenza naturale degli incentivi sulla fonte rinnovabile biomassa solida, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione del legislatore sulla necessità di sviluppare uno dei pochi esempi concreti di economia circolare e offrire un supporto prezioso per pianificare in modo efficace (ed efficiente) il nostro futuro energetico e ambientale. L’incentivazione alla produzione di energia rinnovabile dei grandi impianti a biomasse nasce con i Certificati Verdi, poi gradualmente sostituiti con un sistema di tipo feed-in premium, per una durata pari alla vita media utile convenzionale delle specifiche tipologie di impianto. Il ministero delle Politiche Agricole assegna una premialità aggiuntiva alle filiere che rispettano determinati criteri (cosiddetto “premio di filiera corta”). Eppure queste virtuose fonti di energia soffrono da anni una preoccupante incertezza normativa. A causa di tale situazione e di conseguenza dell’impossibilità a pianificare gli investimenti per realizzare nuove installazioni, o anche solo adeguare quelle esistenti, già dal 2023 si spegneranno i primi impianti. Ciò accadrà nel momento in cui il contributo delle rinnovabili è più necessario, anche per non fallire negli obiettivi europei di sostenibilità al 2030. Infatti la quota di produzione di energia prodotta dagli impianti da biomasse solide è stata conteggiata ai fini del Pniec, che recepisce gli obiettivi UE definiti nella direttiva RED II, verso la transizione ecologica.

Che impatto ha l’energia da biomasse solide sul comparto agricolo, forestale, agroindustriale?

Considerando che tutte le biomasse impiegate sono di provenienza italiana, la destinazione energetica dei sottoprodotti agricoli si traduce spesso in un’occasione di reddito integrativo per le filiere agricole e agroindustriali. Ciò avviene in un perfetto schema di economia circolare che, ottimizzando le risorse produttive, contribuisce a garantire stabilità di mercato e costanza dei flussi finanziari e ne incrementa la sostenibilità. Due esempi particolari sono legati ai settori vitivinicolo e oleario: nel primo le vinacce esauste, residuali al ciclo produttivo della distillazione, vengono utilmente impiegate come combustibile; allo stesso modo si impiegano le sanse residuali dalla molitura dell’olio. Nel settore forestale l’attività realizzata dai grandi impianti per il controllo e il trattamento di biomassa solida ha ricadute positive sui territori in quanto permette di evitare fenomeni come la combustione in campo, con il rischio di incendi, o la fermentazione spontanea che determinano maggiori emissioni di CO2 e polveri sottili in atmosfera. Si tratta di materiali non adatti a un diverso utilizzo che non sia la triturazione. Casi limite esemplari sono i materiali forestali schiantati a causa di calamità come la tempesta di Vaia, o la più recente emergenza bostrico che attacca le foreste soprattutto in Veneto.

La valorizzazione delle biomasse a filiera corta potrebbe quindi contribuire a tutelare anche il nostro patrimonio boschivo?

Sì, assolutamente perché oltre agli aspetti di sostenibilità ambientale, economia circolare e sicurezza, si crea valore anche per le comunità locali attraverso la manutenzione del patrimonio boschivo. Quella per il comparto delle biomasse solide è una delle poche incentivazioni alle fonti rinnovabili che sono riuscite a ridistribuire efficacemente i vantaggi economici in modo uniforme sul territorio nazionale e sull’intera filiera agroalimentare e forestale, realizzando un esempio virtuoso di economia circolare che funziona da oltre quindici anni. Inoltre il settore è uno dei pochi che sopporta il costo della materia prima, costituendo una fonte di reddito a livello territoriale soprattutto in aree montane e interne.

Nel Recovery Plan vi sono riferimenti al settore delle biomasse solide?

Purtroppo nel Ricovery Plan non c’è alcuna traccia del nostro settore. Il legislatore sembra essersi completamente dimenticato di noi produttori di energia rinnovabile da biomasse solide. Eppure la nostra energia proviene da fonti italiane, si basa sull’ economia circolare e sostiene importanti filiere agricole e agroforestali. Oltre tutto, riduce la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero ed è la più efficiente fra le rinnovabili per la sua programmabilità. Grazie alle tecnologie di abbattimento delle emissioni, a parità di combustibile, la produzione di energia da biomasse solide è sostenibile dal punto di vista ambientale. Ad oggi non è ancora chiaro il motivo di tale situazione di stallo, nonostante il recente quadro geopolitico abbia reso evidente la necessità sempre più stringente di un equilibrato mix delle fonti energetiche per il nostro Paese.