A Chiaravalle, quartiere a sud di Milano, di fronte all’Abbazia, si sta realizzando un progetto di recupero di una cascina del Seicento, circondata da 25mila metri quadri di verde. Un modello abitativo in bioedilizia che trae origine dal cohousing, fondato su sostenibilità, partecipazione, fiducia e convivenza civile tra i condomini

Il cohousing nasce come risposta a un desiderio sempre più forte di socialità e di condivisione, oltre al bisogno di uno stile di vita sostenibile. È una versione evoluta dei rapporti di buon vicinato: un modello abitativo già ampiamente diffuso nell’Europa del nord e nei paesi anglosassoni, che ha preso piede anche in Italia da una decina d’anni, grazie al lavoro precursore e pionieristico di Newcoh (tramite il portale Cohousing.it), organizzazione che per prima (a partire dal 2007) ha promosso il cohousing in Italia e che oggi vanta quattro progetti realizzati e tre in corso.
Una sfida, in tempi di crisi, che è stata vinta rivoluzionando il modello tradizionale del mercato immobiliare. Infatti, un progetto di cohousing parte solo con l’adesione preventiva dei futuri abitanti. Nelle iniziative promosse da cohousing.it (la piattaforma che oggi conta più di 25.000 famiglie iscritte) le persone si aggregano intorno ad un progetto, sulla base di una visione comune di qualità della vita collaborativa e solo in seguito a questa adesione il progetto vero e proprio parte (con almeno il 50% dei futuri abitanti, costituiti in gruppo promotore). Questa formula innovativa comporta uno spostamento della committenza dall’impresa immobiliare all’utente finale, ossia il futuro abitante che incide su ogni passaggio del progetto.
Il cohousing è una scelta di abitare in comunità di vicinato elettivo condividendo spazi e servizi comuni utili a migliorare la qualità della vita e la loro gestione. È un’alternativa percorribile, una risposta non utopica ai problemi che vivono gli abitanti di ogni realtà metropolitana. Non solo, il cohousing è un modello che consente economie di scala importanti rendendo efficace l’azione del Gruppo di Acquisto (prezzi di acquisto della propria casa inferiori a quelli di mercato, spazi comuni ampi ed attrezzati, servizi ad alto valore aggiunto e a costi sostenibili).
Tipicamente abitati da un gruppo di almeno 30-40 famiglie che hanno deciso insieme cosa condividere e come gestire gli spazi condivisi (progettazione partecipata), gli insediamenti in cohousing vedono sempre la compresenza di spazi abitativi individuali e di spazi comuni (circa il 10% del totale della volumetria costruita). I cohousing sono realizzati in edifici/strutture preferibilmente recuperati. Non seguono criteri omogenei di organizzazione degli spazi e dei servizi (sono tutti esempi “originali”) e sono abitate da cowmunità laiche, inter-generazionali e molto stabili.
Come funziona? Come nasce un progetto di cohousing in Italia? Grazie alla piattaforma cohousing.it gli aspiranti cohouser esprimono i loro desideri sull’abitazione e sullo stile di vita che desiderano: i dati vengono analizzati da Newcoh per trovare progetti rispondenti ai bisogni della community. Quando un progetto ha tutte le carte in regola, Newcoh si occupa di predisporre un concept e di proporlo sulla piattaforma per raccogliere i primi dati sul gradimento. Segue una presentazione pubblica e l’apertura delle adesioni ai futuri cohouser, i quali si costituiscono in gruppo promotore (che conta di solito dal 40 al 60% dei futuri residenti e che si completa prima della chiusura dei lavori) diventando contemporaneamente destinatari ma anche proponenti del progetto stesso e, con ciò, assumendo un ruolo attivo sia nelle decisioni che riguardano la loro vita futura, sia nell’investimento necessario a far procedere l’operazione immobiliare.
I futuri cohouser iniziano un percorso di progettazione partecipata che si svolgerà durante tutto l’arco temporale necessario a realizzare il progetto (di norma 12-18 mesi). La progettazione partecipata è un percorso finalizzato alla fondazione della comunità, dei sistemi valoriali e dei modelli partecipativi che essa adotterà, alla sua organizzazione e all’accompagnamento verso uno stile collaborativo orientato alla qualità della vita e riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio – dove il design stesso degli edifici facilita i contatti e le relazioni sociali – sia il progetto di comunità: cosa e come condividere, come relazionarsi, come gestire i servizi e gli spazi comuni. L’impressione di benessere che si ricava visitando i cohousing è confermato dalle opinioni di chi ci vive: il cohousing riduce la complessità di organizzazione della vita, riduce i costi, genera un importante benessere psicologico (vicinato amico, riscoperta della mutualità, sicurezza…).
I servizi più frequentemente condivisi sono: uno spazio multifunzionale comune (spesso dotato di cucina professionale); una play-room per i bambini (che spesso ospita un micronido); una concierge-centro servizi (paga le bollette, riceve la posta, fa prenotazioni); ampi spazi verdi (spesso con orti o serre); una hobby-room attrezzata; un servizio di car-sharing / car pooling e bike-sharing; una lavanderia (automatica o presidiata con outsourcing esterno); un magazzino per le scorte dell’eventuale gruppo d’acquisto; forniture energetiche e di rete alternative o cogestite; spazi ludici come piscina, palestra.
Esempi di requisiti. Ogni progetto di cohousing ha una storia diversa e proprie caratteristiche, ma vi sono anche molti tratti in comune:
1. Progettazione partecipata
I futuri abitanti partecipano direttamente alla progettazione del “villaggio” in cui andranno ad abitare scegliendo i servizi da condividere e come gestirli.
2. Vicinato elettivo
La comunità di cohousing sono elettive: aggregano persone dalle esperienze differenti, non necessariamente conoscenti, che a partire da una visione condivisa, scelgono un luogo e uno stile di vita che li rappresenti unitariamente.
3. Comunità non ideologiche
Non ci sono principi ideologici, religiosi o sociali alla base del formarsi di comunità di coresidenza, così come non ci sono vincoli specifici all’uscita dalla stessa.
4. Gestione avanzata
Nelle comunità di cohousing la presenza attiva dei cohouser è molto forte: essi decidono quanto occuparsi direttamente della gestione degli spazi e dei servizi comuni e/o quanto farsi supportare da gestori esterni. Il vero valore aggiunto è la capacità di ottimizzare quest’organizzazione, riuscendo ad ottenere un’alta qualità dei servizi a prezzi molto vantaggiosi.
5. Struttura non gerarchica
Nelle comunità di cohousing si definiscono responsabilità e ruoli di gestione degli spazi e delle risorse condivise (in genere in relazione agli interessi e alle competenze delle persone) ma nessuno esercita alcuna autorità sugli altri membri; le decisioni sono prese sulle base del consenso e del confronto creativo
6. Sicurezza
Il cohousing offre la garanzia di un ambiente sicuro, con forme alte di socialità e collaborazione, particolarmente idoneo per la crescita dei bambini e per la sicurezza dei più anziani.
7. Design e spazi per la socialità
Il design degli spazi facilita lo sviluppo dei rapporti di vicinato e incrementa il senso di appartenenza ad una comunità.
8. Servizi comuni: un valore aggiunto
La formula del cohousing, indipendentemente dalla tipologia abitativa, consente di accedere, attraverso la condivisione, a beni e servizi che per il singolo individuo avrebbero costi economici alti e consente di disporre di ampi spazi oltre a quelli di pertinenza strettamente privata. È così possibile, ad esempio, acquistare un alloggio di dimensioni contenute ma godere, all’occorrenza, di spazi dedicati.
9. Privacy
Vivere in cohousing permette di coniugare i benefici della condivisione di alcuni spazi e attività comuni, mantenendo l’individualità della propria abitazione e dei propri tempi di vita.
10. Benefici economici
La condivisione di beni e servizi consente di risparmiare sul costo della vita perché si riducono gli sprechi, il ricorso a servizi esterni, il costo dei beni acquistati collettivamente.

La qualità della vita in cohousing è smart. Il cohousing ha importanti valenze sociali ma anche economiche per le famiglie e le persone che scelgono questo “stile dell’abitare”. L’esperienza di cohousing.it, ma anche le esperienze statunitensi più consolidate, dicono che il cohousing si traduce, in pratica e dopo un periodo iniziale di stabilizzazione della comunità, in un risparmio fino al 10 – 15% sulla spesa media mensile delle famiglie a seconda di cosa hanno deciso di condividere e di come hanno deciso di organizzarsi. Questi risparmi sono da mettere in relazione alle scelte progettuali e soprattutto a quelle relative ai servizi in condivisione (in particolare incidono le tipologie dei servizi e le modalità di fruizione e gestione che possono essere più o meno mutualistiche).  
I vantaggi economici comuni ad ogni progetto vanno individuati nel costo dell’abitazione (inferiore fino al 15% ai prezzi di mercato), nell’efficienza energetica (grazie all’efficientamento energetico degli edifici le spese per l’energia si riducono fino al 70-80%), in spazi e servizi, inclusi nel costo dell’abitazione, che pochi potrebbero permettersi da soli o che avrebbero costi troppo elevati (esempio: la piscina, la palestra o le camere per gli ospiti), nell’efficienza della gestione comune (banda larga condivisa, banca del tempo…). In alcuni casi si può ipotizzare la vendita a terzi di servizi o prodotti del cohousing (affitto della sala comune, apertura all’esterno del micro-nido, vendita di ortaggi e frutta…). 

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Per origini del Cohousing
Il cohousing nasce e si diffonde in Danimarca a metà anni ’60 per iniziativa dell’architetto danese Jan Gudmand-Høyer che nel 1964 raccoglie un primo gruppo di amici con i quali condivide l’idea del cohousing. La sua intuizione è che in società dominate dal lavoro e dalla coesistenza forzata nelle grandi città sia necessario ricreare il clima e i “servizi” offerti dal vecchio villaggio. L’idea di abitare in coresidenza “a servizi condivisi”, ma anche il bisogno di vivere evitando la solitudine e l’isolamento, ha originato il successo del cohousing in Danimarca, testimoniato dalla realizzazione di ben ventidue insediamenti tra il 1970 e il 1982. Le esperienze di cohousing si sono rapidamente diffuse nel resto del mondo, dal Canada agli Stati Uniti (particolarmente in California) dove oggi si trovano importanti modelli di riferimento, tra cui quello di Vancouver (una palazzina multiculturale e multigenerazionale inserita in uno splendido paesaggio che ha incorporato piante pre-esistenti) e lo Swan’s Market di Oakland (un ex-mercato molto ben ristrutturato in piena città che ospita ventidue famiglie che condividono una sala e una cucina per incontri, una palestra, una hobby room, una lavanderia e anche una stanza per gli ospiti).